Ottima notizia: l'intelligenza artificiale è ormai uno strumento di lavoro quotidiano nelle imprese svizzere. Secondo un sondaggio EY ripreso dal portale PMI della Confederazione, l'89% dei collaboratori la usa ogni giorno. Ma tra l'usarla e sfruttarla davvero c'è un salto e l'ostacolo ha un nome preciso: dati sparsi e regole poco chiare.
La buona notizia: l'AI è entrata sul serio in azienda
L'adozione è realtà, non più promessa. Il portale PMI della Confederazione (SECO), riprendendo un sondaggio EY su 604 collaboratori, fotografa un'AI entrata nel quotidiano del lavoro svizzero. Strumenti integrati come Microsoft Copilot e Google Gemini sono usati dal 70% dei collaboratori. È un cambiamento culturale enorme, e in tempi record.
Ma siamo solo all'inizio
L'entusiasmo è giustificato, la maturità no, non ancora. Lo stesso studio lo dice con chiarezza: usare l'AI ogni giorno non significa averla davvero integrata. Il 55% delle aziende l'ha adottata in modo strategico in una o più aree, ma il 31% è ancora in fase pilota e il 14% non ha lanciato alcuna iniziativa concreta. E soprattutto: solo il 9% dichiara che l'AI ha trasformato il proprio modello di business.
Tradotto: quasi tutti la usano, pochissimi ne hanno cambiato il modo di lavorare. È la differenza tra tenere aperto ChatGPT in un'altra scheda e avere processi aziendali che girano meglio grazie all'AI. La prima è curiosità; la seconda è vantaggio competitivo. Ed è esattamente qui che si gioca la partita dei prossimi due anni.
L'ostacolo numero uno? I dati sparsi
La barriera principale non è la tecnologia, sono i dati. Nel sondaggio EY, l'ostacolo più citato all'integrazione dell'AI nei processi è la qualità dei dati e i silos informativi (20%), davanti a sicurezza e protezione dei dati (19%) e mancanza di competenze (18%). In parole semplici: l'AI non rende quando la conoscenza aziendale è frammentata tra email, cartelle e teste diverse.
È precisamente il tema che abbiamo descritto in modo esteso parlando di come una base di conoscenza aziendale ordinata, una "company brain", rende le automazioni affidabili. Il messaggio dello studio e quello del nostro articolo coincidono: prima si mette ordine nella conoscenza, poi l'AI diventa utile. Senza quel passaggio, gli strumenti restano brillanti ma a vuoto, perché non conoscono l'azienda in cui lavorano.
Il rischio nascosto: policy vaghe e account personali
C'è un secondo problema, più silenzioso ma altrettanto serio: come le aziende governano l'uso dell'AI. Le policy interne, anche nelle piccole imprese, restano spesso vaghe, si oscilla tra il vietare del tutto e il permettere l'uso tramite account personali. Ed è una zona grigia pericolosa.
I numeri lo confermano: il 29% dei collaboratori è autorizzato a usare l'AI tramite account personali (per esempio su ChatGPT) e solo il 3% delle aziende ne vieta completamente l'uso. Significa che dati aziendali, offerte, contratti, informazioni sui clienti, possono finire su strumenti non governati, senza alcun controllo su cosa venga condiviso e dove finisca. Non è un problema di divieti: è un problema di regole chiare e di strumenti forniti dall'azienda, al posto del "fai da te" con account privati.
La conformità conta, e gli utenti lo sentono
La sensibilità sui dati è alta, e viene dal basso. Per il 51% dei collaboratori la sovranità dei dati è una preoccupazione concreta: ritengono che gli strumenti di intelligenza artificiale debbano rispettare pienamente gli standard svizzeri o europei di protezione dei dati. Non è più solo una questione da ufficio legale, è un'aspettativa diffusa tra chi l'AI la usa ogni giorno.
È lo stesso principio verso cui convergono l'AI Act europeo e le regole svizzere in arrivo: trasparenza, controllo dei dati, responsabilità. Ne abbiamo parlato nel dettaglio nell'articolo dedicato all'AI Act e al suo impatto sulle PMI svizzere. Chi mette ordine adesso non insegue le regole: le trova già rispettate.
In sintesi: come rendere l'adozione sicura ed efficiente
I dati dello studio raccontano una storia coerente. L'AI è ovunque, ma l'adozione è agli inizi, e i due freni principali, dati sparsi e regole vaghe, sono esattamente i due su cui si può agire subito. La chiave di un'adozione sicura ed efficiente sta in due mosse: ordinare la conoscenza aziendale (la company brain) e darsi una policy chiara sull'uso dell'AI. Il resto, gli strumenti, viene dopo, ed è la parte facile.
E c'è un'ultima cosa che l'entusiasmo per l'AI fa spesso dimenticare: il miglioramento dei processi non arriva da un unico grande progetto, ma dalla somma di tante piccole automazioni. È esattamente l'approccio che adottiamo in Dedalix. Lo facciamo senza aggiungere nuovi strumenti da imparare, l'AI si innesta in quelli che il team usa già, e partendo da una gestione virtuosa dei dati: eliminiamo i silos, mettiamo l'azienda in condizione di unificare tutta la conoscenza specifica del suo business in un formato utile all'AI e agli strumenti che la sfruttano. Così ogni automazione poggia su basi solide, e si gettano le fondamenta per uno sviluppo futuro, uniforme e pronto a un'adozione sempre più ampia.
Ed è proprio per tutto questo, dati da ordinare, regole da scrivere, conformità da presidiare, che conviene affidarsi a chi dell'automazione con l'AI ha fatto il proprio mestiere. Un partner focalizzato accelera l'adozione e fa emergere i benefici anche dalle automazioni più semplici, perché sa dove guardare e cosa evitare. Per noi in Dedalix l'automazione con l'intelligenza artificiale e tutto ciò che le ruota attorno: dati, conoscenza aziendale, policy, formazione e conformità, non è un servizio tra i tanti né un'attività accessoria: è il centro di quello che facciamo, ogni giorno.
Domande frequenti
Quante PMI svizzere usano davvero l'intelligenza artificiale?
Moltissime: secondo un sondaggio EY su 604 collaboratori, ripreso dal portale PMI della Confederazione, l'89% usa strumenti di intelligenza artificiale ogni giorno. Ma l'uso quotidiano non equivale a un'adozione matura: solo il 55% delle aziende ha integrato l'AI in modo strategico e appena il 9% ne ha trasformato il modello di business.
Qual è il principale ostacolo all'adozione dell'AI nelle aziende?
La qualità dei dati e i silos informativi: è la barriera numero uno secondo il sondaggio EY (20%), davanti a sicurezza e protezione dei dati (19%) e mancanza di competenze (18%). In pratica, l'AI non rende quando la conoscenza aziendale è sparsa e disordinata.
È rischioso lasciare che i collaboratori usino l'AI con account personali?
Sì. Il 29% dei collaboratori usa l'AI tramite account personali e solo il 3% delle aziende la vieta del tutto: significa dati aziendali che finiscono su strumenti non governati, senza controllo su cosa viene condiviso. Una policy chiara è il primo strumento di protezione.
La conformità è davvero sentita dalle aziende svizzere?
Molto: per il 51% dei collaboratori la sovranità dei dati è una preoccupazione concreta, e ritengono che gli strumenti AI debbano rispettare pienamente gli standard svizzeri o europei di protezione dei dati. È lo stesso principio verso cui convergono l'AI Act europeo e le regole svizzere in arrivo.